Edilizia e polistirolo: quali sono le sue principali applicazioni?

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Tutto su edilizia e polistirolo: come renderlo davvero resistente 

Leggero, versatile, igienico e traspirabile, il polistirolo (o polistirene) è uno dei materiali più utilizzati grazie alle sue eccellenti performance e al costo contenuto. 

Infatti, questo materiale non è utilizzato solo nel mondo alimentare, del florovivaismo, del packaging e della componentistica: il polistirolo è oggi una soluzione diffusa per elementi decorativi, di finitura e persino strutturali, che possono essere resi molto più resistenti di quanto si pensi. 

Vediamo, allora, tutto quello che c’è da sapere su edilizia e polistirolo: tipologie, applicazioni possibili, lavorazione e sistemi di rivestimento. 

Edilizia e polistirolo, dal polistirene compatto all’EPS  

l polistirene, o come viene chiamato più comunemente polistirolo, è un polimero termoplastico proveniente dallo stirene (o stirolo), una sostanza naturale presente in natura, ad esempio, in diversi alimenti come frutta, verdura e frutta secca con concentrazioni molto basse. 

Si tratta di un materiale rigido, incolore, trasparente, che può essere utilizzato per diverse applicazioni e che, in base alle lavorazioni che subisce per essere trasformato in prodotto, può assumere consistenze molto diverse: 

  • Polistirene compatto: quello dei manufatti rigidi come lamette, custodie per cd e grucce.
  • Polistirene estruso (XPS): struttura a celle chiuse, usato dove servono compattezza e resistenza all’umidità.
  • Polistirene antiurto (HIPS): versione modificata per resistere meglio agli impatti.
  • Polistirene espanso (EPS): il più diffuso nel polistirolo edilizia, leggero e facilmente sagomabile. 

Quando si parla di edilizia e polistirolo il materiale sottinteso è l’EPS, l’unico che unisce leggerezza estrema e libertà di forma.  

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Edilizia e polistirolo tra applicazioni e costruzioni su misura 

Questa libertà di forma è il motivo per cui il polistirolo per l’edilizia si rivela così versatile e l’architettura moderna se ne avvale sempre più spesso di elementi di finitura, di tipo strutturale e di tipo decorativo, come colonne e mezze colonne, basi e capitelli di ogni stile, forme e archi realizzabili su misura, mensole, rosoni e così via.   

Ma le costruzioni in polistirolo non si fermano alle sagome architettoniche. Grazie alla leggerezza e alla flessibilità del polistirene espanso si possono realizzare anche: 

Il polistirolo, infatti, è estremamente versatile, quindi può adattarsi a forme insolite e peculiari come quelle utilizzate in teatro e in televisione. 

Tuttavia, il materiale pone dei limiti, poiché è fragile quindi, può danneggiarsi facilmente. È qui che il rapporto tra edilizia e polistirolo trova il suo punto critico: per utilizzare al meglio questo materiale è necessario ricorrere a un rivestimento protettivo, in grado di renderlo duro e resistente. 

Come si lavora il polistirolo per edilizia, dal taglio alla finitura  

In un progetto che unisce edilizia e polistirolo la sagomatura pesa quanto il materiale scelto. Il lavoro parte quasi sempre da blocchi di EPS, e la tecnica di sagomatura cambia a seconda della forma da ottenere e del numero di pezzi da produrre. 

Ecco come orientarsi per non sbagliare lavorazione: 

TECNICA 

QUANDO SI USA 

DA TENERE PRESENTE 

Taglio a filo caldo 

Profili lineari e modanature, ripetibili in serie con le macchine a controllo numerico 

Un filo metallico ad alta temperatura fonde il materiale lungo il profilo desiderato 

Fresatura e scultura 

Volumi tridimensionali come rocce, statue ed elementi scenografici 

Si lavora per asportazione, spesso partendo da blocchi già uniti fra loro 

Incollaggio dei blocchi 

Elementi fuori misura, ottenuti unendo più blocchi di EPS 

Alcuni solventi aggrediscono il polistirene: gli adesivi vanno scelti compatibili 

Preparazione del supporto 

Fase che precede sempre l’applicazione del rivestimento 

La superficie va ripulita dai residui di taglio e resa uniforme, perché da qui dipende l’adesione 

 Ogni tecnica lascia una superficie diversa, e questo pesa sul rivestimento: il filo caldo forma una pellicola compatta, la fresatura apre le celle e restituisce un supporto più assorbente, che richiede più prodotto. Nei pezzi ottenuti da più blocchi, poi, le linee di incollaggio vanno stuccate prima dell’applicazione. 

Conta infine la densità del blocco, in kg/m³: più è alta, più l’elemento regge la lavorazione e il peso dello strato protettivo, che si applica con macchine per l’applicazione a spruzzo tarate sul materiale scelto. 

Edilizia e polistirolo: Quale rivestimento protegge davvero?

Per superare il limite della fragilità del polistirolo, quindi permettere che resista nel tempo e anche se sottoposto a fattori esterni e agli impatti, è indispensabile rivestirlo: è il passaggio decisivo del binomio edilizia e polistirolo. In questo si rivelano particolarmente utili ed efficaci materiali come la poliurea, il poliuretano e le malte speciali. 

Il poliuretano e la poliurea, infatti, sono materiali compatti che fanno parte della famiglia degli hard coat, molto elastici e flessibili, ma anche estremamente resistenti. Questi, una volta applicati, si depositano sopra al polistirolo creando una pellicola che asciuga in pochissimi secondi e si adatta perfettamente alle varie forme, resistente sia alle intemperie che agli impatti (anti-crack). 

Basti pensare alle scenografie teatrali realizzate in diverse forme creative, ma anche alle rocce artificiali in polistirolo per piscine private, centri benessere e SPA che devono essere particolarmente resistenti e difficilmente usurabili, restando a continuo contatto con l’acqua. 

In alternativa,come avviene nel polistirolo resinato per esterni, è possibile anche usare la malta polimerica, un materiale che si ottiene dalla miscelazione di sabbie di diversa granulometria e di una resina speciale senza solventi. 

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