Bonificare tettoie in eternit? Tecniche e interventi a norma  

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Coperture datate? Ecco come bonificare l’eternit e mettere in sicurezza gli edifici  

Ti è mai capitato di intervenire su un edificio industriale, un capannone o una vecchia struttura e trovarti di fronte a tettoie in eternit? Ancora oggi sono numerose le coperture realizzate in passato con materiali contenenti amianto e, con il trascorrere degli anni, il loro progressivo deterioramento può rendere necessario valutare un intervento di bonifica. 

Crepe, sfaldamenti e perdita di compattezza della superficie sono infatti condizioni da non sottovalutare. Per imprese, tecnici e professionisti del settore, bonificare l’eternit significa prima di tutto individuare lo stato della copertura e scegliere la tecnica più adeguata, nel rispetto delle procedure e dei requisiti di sicurezza previsti. 

Non sempre, però, intervenire significa necessariamente rimuovere completamente la copertura. A seconda delle sue condizioni e delle caratteristiche dell’edificio, è possibile ricorrere a differenti tecniche di bonifica, dalla rimozione all’incapsulamento, fino al confinamento. 

Quando è possibile incapsulare l’eternit? Quando, invece, è necessario rimuoverlo? Vediamo quali sono le principali tecniche disponibili e come orientarsi nella scelta dell’intervento più adatto per mettere in sicurezza una copertura esistente. 

Eternit e amianto: perché una tettoia può diventare un problema? 

L’eternit è il nome commerciale del cemento-amianto, una miscela di cemento e fibre di amianto usata per decenni in lastre ondulate, canne fumarie e serbatoi. In Italia la produzione è vietata dalla Legge 257/1992, ma i manufatti già posati non sono stati rimossi d’ufficio: restano dove sono finché non si degradano o finché il proprietario non decide di intervenire. 

Il rischio non sta nel materiale in sé, ma nel suo stato di conservazione. Finché le fibre restano legate alla matrice cementizia il pericolo è basso; quando la superficie si sfarina, l’amianto diventa friabile e le fibre possono disperdersi nell’aria. 

I segnali che impongono di bonificare l’eternit senza rimandare sono riconoscibili a vista: 

  • superficie opaca e porosa, con il cemento che si sbriciola al tatto.
  • crateri e affioramento delle fibre, visibili in controluce.
  • crepe, lastre rotte o spostate dal vento e dagli sbalzi termici.
  • muschi e licheni diffusi, che trattengono umidità e accelerano il degrado.
  • residui polverosi nelle grondaie o sotto la copertura 

          Le tettoie in eternit sono tra i manufatti più esposti: nessuna protezione dall’irraggiamento, dilavamento continuo, escursioni termiche marcate tra giorno e notte. Sulle coperture di capannoni industriali il fenomeno è ancora più rapido, perché le superfici sono ampie e la manutenzione ordinaria spesso manca del tutto. 

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          Come bonificare l’eternit tra rimozione, incapsulamento e sovra copertura 

          Il DM 6 settembre 1994 individua tre metodi per bonificare l’eternit, tutti legittimi ma con presupposti diversi. La scelta non è libera: dipende dallo stato di degrado, dalla tenuta strutturale del supporto e dalla destinazione d’uso dell’edificio. 

          TECNICA IN COSA CONSISTE QUANDO SI ADOTTA COSA RESTA DOPO 
          Rimozione Smontaggio delle lastre e smaltimento in discarica autorizzata Degrado avanzato, ristrutturazione, materiale friabile Nessun amianto in sito, nessun obbligo residuo 
          Incapsulamento Applicazione di prodotti che inglobano le fibre e ricostituiscono la superficie Lastre integre, supporto stabile, degrado lieve o moderato Amianto in sito, con controllo periodico obbligatorio 
          Confinamento Installazione di una nuova copertura sopra quella esistente Impossibilità di rimuovere, esigenze di continuità produttiva Amianto in sito, con controllo periodico obbligatorio 

          La rimozione è la soluzione definitiva, ma anche la più onerosa: richiede cantiere completo, ponteggi, smaltimento a peso e la sostituzione integrale della copertura. Sui capannoni in attività comporta inoltre fermi produttivi difficili da assorbire. 

          L’incapsulamento agisce in modo diverso: non elimina il materiale, lo sigilla. Un rivestimento continuo blocca le fibre nella matrice e restituisce alla lastra la tenuta all’acqua che aveva perso, con lo stesso principio applicato all’impermeabilizzazione delle coperture industriali. Il materiale non diventa rifiuto, e questo cambia parecchio sia i costi di conferimento sia l’impatto complessivo di una bonifica dell’amianto

          Il confinamento, infine, lascia il manufatto dov’è e gli sovrappone una struttura nuova. Funziona quando la copertura originale regge il carico aggiuntivo, ma sposta il problema in avanti anziché risolverlo. 

          Quando conviene incapsulare l’eternit con la poliurea?  

          L’incapsulamento è disciplinato dal DM 20 agosto 1999, che stabilisce requisiti e caratteristiche dei prodotti impiegabili. Non basta quindi un rivestimento qualsiasi: serve un materiale con documentazione conforme e un ciclo applicativo corretto. 

          L’incapsulamento con la poliurea è tra le soluzioni più impiegate quando si sceglie di bonificare l’eternit senza smontarlo, per ragioni che riguardano il comportamento in opera: 

          • film continuo senza giunzioni, che sigilla anche i sormonti e i punti di fissaggio.
          • elasticità elevata, che assorbe le dilatazioni della lastra senza fessurarsi.
          • indurimento in pochi secondi, con la copertura richiudibile in giornata.
          • resistenza a UV e agenti atmosferici, verificata sulle superfici esposte.
          • aderenza al fibrocemento anche su geometrie ondulate 

          Rispetto ai sistemi tradizionali il vantaggio operativo è la velocità: l’applicazione a spruzzo copre superfici estese in tempi ridotti, senza smontare nulla e senza generare rifiuti pericolosi da conferire.

          Un altro vantaggio è l’incapsulamento totale. La poliurea applicata a spruzzo, infatti, non permette il passaggio dell’aria, interrompendo così il processo di deterioramento della lastra e garantendo una maggiore vita al tetto.   

          Attenzione però ai limiti: l’incapsulamento non è praticabile su lastre già friabili, su supporti che hanno perso capacità portante o dove non sia possibile garantire l’aderenza. In questi casi la rimozione resta l’unica strada. 

          Bonificare l’eternit a norma tra obblighi e autorizzazioni  

          Qualunque tecnica si scelga, bonificare l’eternit è un’attività regolata. Gli adempimenti principali sono questi: 

          1. Valutazione dello stato di conservazione. Si effettua secondo i criteri del DM 6/9/1994 e determina l’urgenza e la tecnica ammissibile.
          2. Incarico a un’impresa abilitata. Le lavorazioni su materiali contenenti amianto sono riservate a imprese iscritte all’Albo Gestori Ambientali nella categoria dedicata.
          3. Piano di lavoro alla ASL. Va trasmesso prima dell’inizio dei lavori ai sensi dell’art. 256 del D.Lgs 81/2008; l’organo di vigilanza dispone di trenta giorni per pronunciarsi.
          4. Esecuzione con DPI e procedure specifiche. Bagnatura preventiva, divieto di attrezzi che generano polvere, confinamento dell’area.
          5. Gestione del fine lavori. Smaltimento tracciato per la rimozione, oppure programma di controllo e manutenzione periodica se il materiale resta in sito. 

          Quest’ultimo punto è quello più spesso trascurato. Incapsulamento e confinamento non chiudono la pratica: l’amianto rimane nell’edificio e il proprietario mantiene l’obbligo di monitoraggio nel tempo, con un responsabile designato per il controllo. Ogni quanto si debba intervenire dipende in buona parte dalla tenuta del rivestimento applicato in fase di incapsulamento. 

          Sul piano economico la differenza pesa. La rimozione ha un costo iniziale più alto ma azzera gli obblighi futuri; l’incapsulamento costa meno e mantiene l’attività in funzione, a fronte di una gestione che prosegue negli anni. 

          Futura Europe, materiali e macchine per bonificare l’eternit! 

          Quando si decide di bonificare l’eternit senza rimuoverlo, il risultato dipende tanto dal prodotto quanto dall’attrezzatura con cui viene applicato. 

          Futura Europe produce e distribuisce sistemi in poliurea e poliuretano per il rivestimento e la protezione delle superfici, insieme ai macchinari a spruzzo necessari per stenderli. A questo affianca il supporto tecnico agli applicatori, dalla scelta del ciclo alla taratura della macchina in cantiere, e percorsi di formazione certificati dall’ Istituto Giordano

          Un intervento su una copertura in fibrocemento richiede prodotti conformi ai requisiti di legge e operatori formati: sono due condizioni che si verificano prima di salire sul tetto, non dopo. Se stai valutando un lavoro di questo tipo: dal semplice rifacimento di una copertura soggetta a infiltrazioni fino alla messa in sicurezza di capannoni industriali, contattaci per un confronto sulle soluzioni disponibili.